Museo Mura Mare

GRUPPO DI LAVORO

Arch. Silvano Rizzi

Arch. Ester Altomare

Designer Francesco Paolo Corcella

Arch. Serafina Cascella

Arch. Vincenzo Laforgia

Arch. Raffaella Dicuonzo

Ing, Tiziana Franca Carriere

Geologo Alfredo De Giovanni

Dott. Victor Rivera Magos

Dott. Marco Campese

Tracce di un passato “nascosto” emergono passeggiando lungo il litorale nelle giornate assolate d’estate.
Guardo verso la città, castello. chiese, campanili, conventi e palazzi, episodi di un Museo;
Guardo verso le Mura, frammenti di memoria privi di una trama.;
Guardo verso il Mare, tela di fondo.

…ecco che ha vita il Progetto Museo Mura Mare.

La documentazione alla quale si è attinti per la formulazione delle ipotesi di progetto è frutto di uno studio interdisciplinare basato sulle esperienze di ricerca dei singoli professionisti coinvolti: Lo Storico, Il Geologo, L’Archeologo, L’Architetto, L’Architetto Urbanista, L’Architetto Paesaggista e Il Designer. Da questo tipo di ricerca è emerso un passato capace di ispirare le scelte di programmazione per un futuro di città “resiliente”, che nel riscoprire se stessa disegna il proprio sviluppo. L’obiettivo è quello di offrire risposte tali da coniugare le emergenze sociali, lo sviluppo economico e la valorizzazione del patrimonio storico-artistico-culturale.
L’ipotesi generale proposta vuole far emergere il Ruolo delle Antiche Mura attraverso il quale generare un processo osmotico tra la città, con i suoi edifici emergenti e il Mare.
Le Mura si equipaggiano di funzioni per unificare due ampi parchi:
il parco della Cultura, itinerario del Museo diffuso tra Castello Svevo e via Manfredi, attraverso via Cialdini, patrimonio comunale già attivo o da rifunzionalizzare. Quindi Castello Svevo, convento Sant’Andrea, palazzo Bonelli, Cantina della Disfida, convento delle Dame Francescane, Palazzo della Marra, convento San Ruggiero, Chiesa di San Giovanni di Dio e il suo convento, Fortino Paraticchio, diventano emergenze architettoniche da vivere.
il parco delle Mura, “polmone verde” a mare che si estende dal Parco Pietro Mennea, attraverso le Mura del Carmine, Piazza Porta Marina, le aree sottostanti le Mura San Cataldo fino ai giardini del Castello.

LE MURA
Il patrimonio delle conoscenze collettive non consente altro che definirle Mura di cinta, così aspetti dimensionali e caratteristiche tipologiche restano, ai più, ignote.
Il sistema murario, sin dal 1200, ha rappresentato lo strumento deputato alla piena riconoscibilità cittadina. Stando a quanto scrive lo Pseudo Jamsilla, all’inizio del 1251, immediatamente dopo la morte di Federico II, Barletta fu tra le prime città a ribellarsi a Manfredi, il quale, per riprenderla, la assediò. Il cronista informa dell’esistenza di strutture difensive, non sappiamo se costituite da mura, terrapieni, fossati, palizzate o da un sistema misto, e afferma che i cittadini affrontarono l’esercito del sovrano con lanci di sagittae, mentre Manfredi vedeva «viros in propugnaculis stantes armatos portasque civitatis obseratas», cioè uomini che si erano sistemati armati in postazioni difensive e avevano chiuso le porte della città. Il re concesse infine ai cittadini la possibilità di «hedificia facere» nel nuovo spazio che si sarebbe venuto a creare, pur imponendo di mantenere una distanza di due canne tra il nuovo muro e gli edifici al suo interno.
All’allargamento della cerchia muraria corrispondeva anche la naturale necessità di un maggiore controllo sulla contribuzione fiscale. Le mura servono anche a questo: organizzano e delimitano lo spazio della fiscalità, segnano il limite civile, oltre che militare, dello spazio urbano.
Dunque, lo studio approfondito delle mura medievali consentirebbe una maggiore comprensione della complessità dello sviluppo della città e delle sue dinamiche sociali. Lo sviluppo dell’impianto storico urbano barlettano aspetta, ancora oggi, un’analisi dettagliata, in attesa della promozione di campagne di scavo archeologico sistematiche. Questa attività potrebbe sicuramente rivelare scenari storici attualmente poco noti. Una campagna di scavi estesa alle antiche mura si configurerebbe come un primo grande studio di archeologia urbana per la città di Barletta, fin ad oggi sottoposta esclusivamente ad indagini archeologiche episodiche.
Al fine di accertarne l’assetto geomorfologico, geologico e geotecnico sono state acquisite le risultanze di sondaggi geognostici eseguiti nelle aree limitrofe del giardino del Palazzo della Marra e dell’area sotto le Mura del Carmine. Le aree sotto le Mura sono caratterizzate dalla presenza di una falda superficiale contenuta negli orizzonti sabbiosi e a tratti in pressione per la presenza di uno strato argilloso sovrastante; essa circola a profondità variabile compresa tra 5 e 12 m dal piano di calpestio. Le aree a monte delle Mura si caratterizzano per un primo strato di circa 9m costituito da terreno di riporto grossolano costituito da pezzi di tufo mal incastrati, frammisti a rari pezzi di terrecotte; matrice sabbioso-nerastra, il tutto con medio grado di addensamento e umidità piuttosto bassa sino a 2.40 m; da 2.40 a 4.80 m riporto prevalentemente terroso e sabbioso di colore grigio scuro a maggiore umidità, con dispersione di pochi clasti di varia natura; da 4.80 a 8.80 terreno di riporto in falda, con nessuna consistenza (fluente), quasi esclusivamente terroso e umifero e presenza di torba nerastra.
Via Mura del Carmine è un percorso unico tra beni di pregio artistico e storico, con la possibilità di fuga verso l’infinito traguardando il mare. Da semplice punto di osservazione per controllo del mare e dei suoi traffici, le Mura sviluppano un ambizioso programma funzionale per divenire un vero e proprio boulevard della cultura e del paesaggio con l’obiettivo di coniugare il recupero del proprio valore identitario con gli aspetti dello sviluppo sostenibile.
Pertanto, alle Mura spetta il compito di coordinare il sistema degli accessi al mare con un sistema di scale, di suggerire punti notevoli per traguardare l’orizzonte e la montagna del Gargano attraverso punti di vista riconoscibili: “ portali in COR-TEN”. Per riqualificare l’intera area si sono individuati diversi percorsi attraverso due tipi di pavimentazioni, eseguite alla stessa quota, senza dislivelli, solo leggere pendenze per accompagnare il naturale defluire delle acque piovane.
Un pavimento flottante, composto di tavelle in legno composito (tipo “Greenwood”), installata su magatelli di alluminio con orditura perpendicolare, proprio a sottolineare l’approccio rispettoso delle Mura. Questa pavimentazione garantisce anche una facile manutenzione e rimozione, in funzione dei criteri di reversibilità dell’intervento. La “passerella” così pavimentata, occupa una superficie di circa 5mt per tutta la lunghezza delle Mura di circa 600 mt. Adagiandosi all’andamento naturale delle Mura si sporge da esse di circa 1.5mt., tale da fungere, anche, da elemento illuminante.
L’altro pavimento stabilizzato, di grana fine per il camminamento pedonale che parte da Piazza Marina, percorre Via Mura del Carmine e arriva fino allo slargo in prossimità del fortino del Paraticchio; di grana più grossa per individuare il percorso carrabile per il transito dei soli residenti e convertita in zona a traffico limitato / zona 30.

IL MUSEO
La realizzazione di sotto-servizi diventa occasione per eseguire scavi assistiti da competenze archeologiche, finalizzati ad uno studio approfondito delle stratificazioni antropiche di quella parte di centro antico. Il particolare da cui prende spunto l’intera idea progettuale è un elemento delle Mura che si trova in corrispondenza del Palazzo della Marra. Ai piedi del palazzo, infatti, sono presenti i resti di un arco a sesto acuto privi della necessaria documentazione che possa consentire la formulazione di rilievi critici. La presenza di elementi estetici, come i conci d’imposta, e la dimensione imponente, comunque, denotano l’importanza strategica di questo varco delle Mura. La compresenza di fattori come il varco non segnalato sulle cartografie d’epoca, il contrafforte e l’adiacenza di un contenitore culturale funzionante come la Pinacoteca del Palazzo della Marra disegnano una scelta progettuale strategica nell’avvio di una campagna di scavi con finalità archeologiche. L’intero scavo archeologico costituirebbe una componente attiva di ricerca, implementando l’offerta culturale del Palazzo della Marra.
Il “Museo Mura-Mare” costituirebbe lo strumento per un approfondimento conoscitivo delle Mura, affiancando alle attività di scuola scavo, la classificazione ed esposizione del materiale ritrovato. Inoltre l’intero scavo posto a servizio del Museo della Marra, da esso soltanto direttamente accessibile, ripristina l’altezza originaria delle Mura (ipotizzando circa 2,5m sotto terra). Il Museo Mura-Mare individua nell’arco e nel suo restauro l’elemento centrale per il recupero dell’identità collettiva.
Il progetto di recupero dell’itinerario culturale delle Mura propone l’idea di un Museo diffuso in cui arte e storia rappresentano elementi complementari dell’identità culturale dei cittadini. La balaustra che scorre lungo tutta la passerella a coronamento delle Mura è una lamina traforata in COR-TEN, quasi un velo morbido, accomodante, unificante e multiforme che inquadra i paesaggi urbani in una “nuova” prospettiva. La passeggiata dal fortino a piazza Marina, con un gesto, si libera da ogni barriera, permettendo allo stesso tempo una fruibilità ciclo-pedonale e carrabile di emergenza. La lamina in COR-TEN si trasforma in oggetti d’arredo come panchine, discese a mare, pensiline e box a supporto all’artigianato locale.

IL MARE
Le rappresentazioni cartografiche storiche riportano una originaria linea di costa a ridosso delle mura del Carmine con il fortino avamposto marino. Con gli interventi strutturali di ampliamento del porto effettuati nella seconda metà dell’ottocento, la linea di costa è stata oggetto di forti fenomeni di arretramento. La recentissima formazione di questa porzione di territorio, si manifesta nella presenza di una falda superficiale con acqua dolce. La notevole presenza di acqua condiziona fortemente le scelte progettuali sia nelle piantumazioni, negli arredi e nelle lavorazioni possibili.
La sistemazione delle aree è ritmata dai percorsi, delle differenti tipologie e delle differenti modalità di percorrenza. Questi percorsi animati dai venti e dalle acque dolci e salate modellano spazi attrezzati per i differenti usi. Le movenze sinusoidali e indipendenti tra loro intendono evocare la recente storia di emersione dalle acque marine.
Una lenta e costante corrente di risacca concede nuovi spazi ai cittadini.La caratterizzazione delle aree a verde si esplica attraverso la ricchezza estetica cromatica e olfattiva della vegetazione tenendo conto il corretto abbinamento delle specie vegetali più idonee al clima e ai diversi fattori edafici e ambientali limitanti la corretta crescita. Il progetto del verde articola l’area in ambiti funzionali, differenziando gli abbinamenti in virtù degli scopi di ogni singolo ambito. Attraverso il processo osmotico che si è voluto dare al progetto, il Mare finalmente si avvicina alla città e viceversa. La sensazione di quella parte di città fino ad ora vista come periferia svanisce e dona la perfetta cornice all’intero parco.

CONCLUSIONI
Tra gli obiettivi di questa proposta vi è l’auspicio ad avviare ricerche specialistiche di archeologia e restauro in quel tratto di città e altrove sia necessario nella e per la città di Barletta in modo da operare opportunamente sui manufatti artistici culturali.

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